A trent’anni dalla chiusura al traffico, via Dante resta uno dei simboli della trasformazione urbana del centro di Milano. La decisione risale ai primi giorni del 1996, quando la giunta guidata da Marco Formentini completò il lungo asse pedonale tra piazza San Babila e piazza Castello, dopo le precedenti chiusure di corso Vittorio Emanuele e delle carreggiate attorno al Duomo.

All’epoca non mancarono le proteste dei commercianti e i timori per l’accessibilità, ma nel giro di poco tempo i benefici divennero evidenti: più persone, maggiore vivibilità e un centro finalmente restituito ai pedoni. La pedonalizzazione comportò anche una profonda riorganizzazione del trasporto pubblico di superficie, con il ripensamento di linee storiche che attraversavano l’area.

Negli anni successivi Milano ha proseguito su questa strada, da via Paolo Sarpi fino alle più recenti “piazze tattiche” e alle chiusure di aree sensibili davanti a scuole e luoghi di aggregazione. Oggi le aree pedonali superano gli 870 mila metri quadrati e l’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è ridurre in modo significativo il numero di auto in circolazione, migliorando sicurezza e qualità dello spazio pubblico. Nel dibattito restano sul tavolo ipotesi impegnative come corso Buenos Aires o corso Vercelli, con la consapevolezza che ogni nuova pedonalizzazione richiede un’attenta pianificazione della viabilità e un equilibrio con la vita dei quartieri.

Fonte: la Repubblica