Nel giorno di avvio dell’estensione del limite di velocità a 30 km/h in tutta la Ztl del centro storico, il Corriere accompagna l’assessore capitolino alla Mobilità Eugenio Patanè in un percorso in auto tra corso Vittorio Emanuele II e le vie più interne del centro. Una scelta simbolica e concreta insieme: dimostrare sul campo che la “Zona 30” non è una misura punitiva, ma uno strumento di sicurezza urbana pensato per una città storica, densa e fortemente frequentata da pedoni.

Il punto di partenza è corso Vittorio Emanuele II, strada ampia ma non assimilabile a una vera arteria di scorrimento veloce: assenza di guard-rail, incroci frequenti, attraversamenti e accessi laterali la rendono incompatibile con velocità elevate. Patanè sottolinea che quasi metà delle strade della Ztl aveva già limiti a 30 km/h (e in alcuni casi anche a 20 o 10 km/h), quindi per molti automobilisti non si tratta di una novità assoluta.

Entrando nelle vie storiche, come via del Governo Vecchio, la velocità reale scende drasticamente: carreggiate strette, auto in sosta, flussi pedonali continui e assenza di marciapiedi rendono impossibile superare i 10–15 km/h. È qui che emerge il concetto chiave della riforma: la “promiscuità” tra utenti della strada. Più soggetti diversi condividono lo stesso spazio – pedoni, ciclisti, monopattini, auto, moto – maggiore è il rischio di incidenti gravi. In questo contesto, ribadisce l’assessore, chi guida un veicolo pesante ha una responsabilità maggiore.

Tornando su corso Vittorio, anche con traffico ordinario, mantenere i 30 km/h è possibile e compatibile con la fluidità della circolazione. «È una scelta consapevole che tutela il diritto di tutti, soprattutto quello alla vita», afferma Patanè, rivendicando una decisione “concreta, non ideologica”.

A sostegno della misura vengono richiamati i risultati di Bologna Città 30, illustrati dal sindaco Matteo Lepore: –13% di collisioni stradali, –11% di feriti e soprattutto –50% di vittime, con tempi di percorrenza quasi invariati e un miglioramento della qualità dell’aria, in particolare una riduzione del biossido di azoto. Inoltre, Bologna ha registrato minori introiti da multe, smentendo l’idea che il provvedimento serva a “fare cassa”.

Il tema delle sanzioni resta però centrale nel dibattito pubblico. Patanè chiarisce che il recente decreto ministeriale sul Codice della Strada limita fortemente l’uso degli autovelox fissi in ambito urbano, consentendoli di fatto solo su strade con limiti pari o superiori a 50 km/h. Roma adotterà un approccio graduale: segnaletica verticale e orizzontale chiara, pannelli luminosi con indicazione della velocità, infovelox informativi (dal 15 febbraio), e solo in una fase successiva controlli con autovelox mobili, sempre preceduti da avvisi e con fermo del conducente in flagranza.

Il giro si conclude in via del Teatro di Marcello, uno dei punti critici della Ztl. Qui l’assessore ribadisce che la trasformazione non sarà immediata: prima comunicazione e informazione, poi tecnologia di supporto, infine controlli. L’obiettivo dichiarato è ridurre drasticamente il numero di vittime: nel 2025 a Roma si sono contate 125 morti sulla strada, 59 dei quali pedoni. «Numeri che non si possono sopportare», sottolinea Patanè, assicurando che sul progetto non ci saranno passi indietro.

Fonte: Corriere della Sera