Il webinar dedicato a Napoli, terzo appuntamento del ciclo “ZTL – Zone a transizione limitata. I gap di mobilità sostenibile”, ha presentato un’analisi dettagliata delle disuguaglianze territoriali nella mobilità urbana del capoluogo campano.
Il report, illustrato da Marco Talluri (Kyoto Club) con gli interventi di Clementina Taliento (Kyoto Club), Claudio Magliulo (Clean Cities Campaign), Giada Maio (ANCI) e Luca Simeone (Napoli Pedala), introduce un approccio innovativo: l’analisi su scala subcomunale, attraverso le 25 zone CAP della città.
Analisi per CAP: mobilità e struttura socio-economica
Per ciascuna zona sono stati incrociati:
- reddito medio e densità abitativa;
- auto circolanti e quota di veicoli fino a Euro 4;
- chilometri di piste ciclabili;
- superficie pedonale;
- numero di fermate e corse del trasporto pubblico locale.
I dati, normalizzati su scala 0–100, confluiscono in un indice sintetico di mobilità sostenibile.
Il risultato evidenzia una forte polarizzazione interna: nelle cinque zone con indice più basso risiede il 37% della popolazione, contro il 9% nelle cinque con condizioni migliori.
Ciclabilità e pedonalità: concentrazione e carenze
La rete ciclabile risulta limitata e disomogenea. Anche la zona con il valore più elevato resta lontana dai benchmark europei per città di dimensioni comparabili.
Le aree pedonali sono concentrate nel centro cittadino e lungo l’asse costiero, mentre le periferie risultano carenti di spazi pubblici dedicati alla mobilità attiva.
Trasporto pubblico e motorizzazione
Il report misura la diffusione del trasporto pubblico attraverso fermate e intensità del servizio, pur con il limite di non poter includere la capacità dei mezzi.
Permane una significativa dipendenza dall’auto privata, con presenza rilevante di veicoli più inquinanti. I dati ambientali richiamati durante il webinar mostrano inoltre numerosi superamenti dei limiti per biossido di azoto e polveri sottili.
Un quadro per orientare le politiche
L’analisi non propone confronti tra città, ma offre uno strumento operativo per leggere le disuguaglianze interne e supportare politiche mirate.
La rappresentante di ANCI ha sottolineato la centralità della cultura del dato e la necessità di integrare mobilità, qualità dell’aria e politiche sociali, anche in relazione alla cosiddetta “povertà di trasporto”.
Il report rappresenta quindi una base tecnica utile per orientare programmazione, investimenti e misure di riequilibrio territoriale.