È stata presentata nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile l’analisi “ZTL – Zone a Transizione Limitata: i gap di mobilità sostenibile relativo a Bari”, un lavoro realizzato da Kyoto Club e Clean Cities Campaign Italia che fotografa, con un approccio innovativo, le profonde disuguaglianze territoriali e sociali che ancora caratterizzano la mobilità urbana in Italia.

All’incontro, coordinao da Clementina Taliento (ufficio comunicazione Kyoto Club), sono intervenuti: Marco Talluri, Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile Kyoto Club e Clean Cities Campaign; Claudio Magliulo, Head of Italy Campaign, Clean Cities; Domenico Scaramuzzi, Assessore alla Cura del Territorio, con deleghe OperePubbliche, Reti, Mobilità Sostenibile, Comune di Bari; Vito Parisi, Sindaco di Ginosa, Vicepresidente ANCI Nazionale, con delega a Trasporto Pubblico Locale, Traffico Urbano e Mobilità; Nico Capogna, CEO Pin Bike.

Lo studio prende in esame otto grandi città – Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino – analizzando per la prima volta la mobilità sostenibile a scala sub-comunale, utilizzando come unità di riferimento i Codici di Avviamento Postale (CAP). L’obiettivo è misurare non solo la dotazione infrastrutturale, ma soprattutto l’equità urbana della transizione ecologica, individuando le aree dove l’accesso a trasporto pubblico, ciclabilità e spazi pedonali è più carente.

Una metodologia replicabile e basata sui dati

L’indice di mobilità sostenibile ZTL combina dodici indicatori relativi a:

  • diffusione e intensità del trasporto pubblico locale,
  • ciclabilità e pedonalità,
  • livelli di motorizzazione privata complessiva e più inquinante,
  • densità abitativa e reddito medio.

Ogni indicatore è normalizzato su una scala 0–100, consentendo confronti relativi tra le diverse zone della stessa città e mettendo in evidenza punti di forza e ritardi strutturali. L’intero set di dati è reso disponibile anche online in forma interattiva e open data, ampliando il valore informativo del rapporto.

Bari, una città a due velocità

Il focus su Bari mostra con particolare chiarezza il divario centro–periferia. Il quartiere Umbertino–Madonnella (CAP 70121) raggiunge il valore massimo dell’indice di mobilità sostenibile, mentre aree come Carbonara, Ceglie, Loseto e Japigia restano sotto i 10 punti.

Le zone centrali coincidono anche con i redditi più elevati (oltre 31–33 mila euro annui), mentre nelle periferie si scende sotto i 18 mila euro, rafforzando un circolo vizioso tra povertà economica, dipendenza dall’auto privata e carenza di servizi di mobilità sostenibile.

Ciclabilità e pedonalità ancora insufficienti

A Bari la ciclabilità risulta complessivamente debole: anche dove i chilometri di piste ciclabili sono maggiori in termini assoluti, l’estensione territoriale penalizza le aree periferiche nei valori relativi. Solo una zona si avvicina ai target europei di 15 km di ciclabili ogni 10.000 abitanti.

Analogamente, la pedonalità resta concentrata nel centro storico e murattiano, mentre sei zone su undici non dispongono di alcuna area pedonale, evidenziando un forte squilibrio nell’uso dello spazio pubblico.

Trasporto pubblico e motorizzazione privata

Il trasporto pubblico locale mostra una buona concentrazione di fermate e corse nelle aree centrali, ma un netto indebolimento nelle periferie, in particolare a sud. Qui l’offerta di servizio risulta insufficiente rispetto alla popolazione residente, alimentando l’uso dell’auto privata.

Non a caso, la motorizzazione – soprattutto quella più inquinante – resta elevata e disomogenea, contribuendo ad accentuare le criticità ambientali e sanitarie proprio nei quartieri più fragili.

Una transizione che deve essere anche sociale

Dai risultati emerge un messaggio chiaro: la transizione ecologica della mobilità non è solo tecnologica, ma profondamente sociale. Dove mancano trasporto pubblico efficiente, piste ciclabili e spazi pedonali, crescono isolamento, disuguaglianze e inquinamento.

Le priorità indicate dallo studio sono condivise e urgenti: riequilibrare gli investimenti verso le periferie, rendere economicamente accessibile il trasporto pubblico e ridurre il dominio dell’auto privata restituendo spazio a pedoni e ciclisti.

Una sfida cruciale per le città italiane e per le politiche nazionali, se l’obiettivo è una mobilità davvero sostenibile, inclusiva e giusta.

  • Vedi i grafici interattivi con i dati della mobilità a BARI